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Dentisti: evitare da oggi otturazioni in amalgama d’ argento

Attenzione alle otturazioni dentali in amalgama d’argento, non più attuali in quanto meno conservative dei materiali estetici e a presunta tossicità per la presenza di mercurio.

Dallo scorso anno un regolamento europeo ne vieta l’utilizzo per i bambini e le donne in gravidanza e in fase di allattamento e dal 1 gennaio di quest’anno è anche entrato in vigore il provvedimento che impone agli studi dentistici l’utilizzo di un separatore per residui di amalgama contenente mercurio, nel caso in cui si rimuovano otturazioni in amalgama d’argento, per ridurne l’impatto ambientale.

A lanciare l’allerta è l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa (AIC), sottolineando come la maggioranza degli italiani non sia però a conoscenza della nuova normativa e continui a “fidarsi” dell’argento. “L’utilizzo di amalgama d’argento è da evitare in quanto oggi i nuovi materiali adesivi ed estetici dimostrano un’altissima performance clinica e longevità pari ai materiali metallici. I materiali di ultima generazione sono a base di resine organiche, cristalli di silicio, quarzo e altro e si integrano perfettamente con il colore del dente: sono i migliori per mimetismo, risparmio di dente sano e possibilità di reintervento nel tempo senza rischi per la salute ma li giudica tali solo 1 italiano su 4”, dichiara Lorenzo Breschi, Presidente AIC. 

Purtroppo infatti la conoscenza che gli italiani hanno delle cure dentali è rimasta ferma a qualche decennio fa, quando era normale usare l’oro per le protesi e l’amalgama d’argento per le otturazioni e di strumenti digitali non c’era l’ombra.

È quanto emerge da un’indagine promossa da AIC, e presentata in occasione del 21° Congresso Nazionale, secondo cui solo il 26% degli italiani sa che i materiali estetici bianchi sono quelli che meglio si integrano con l’estetica del dente e sono i più rispettosi del dente sano residuo quando si fanno le otturazioni dentali, mentre due su tre si affiderebbero all’oro o all’amalgama d’argento. E per il 55% gli strumenti digitali utilizzabili per la ricostruzione dei denti, tecnologia di routine già oggi, sono ‘fantascienza’ che si farà vedere dal dentista in un prossimo futuro. D’altro canto per tutti è ben chiaro il valore di un bel sorriso: il 91% ritiene che un’usura dentale che comprometta la salute della bocca sia un problema serio, perciò il 46% degli italiani è disposto a pagare per un’otturazione ben fatta anche più di 180 euro.

L’indagine, che è stata condotta da Datanalysis su 1000 adulti rappresentativi della popolazione italiana, mostra che le conoscenze degli italiani in merito alle cure dentali non sono al passo con i tempi e in molti casi vaghe. “Se da un lato, per esempio, emerge che soltanto il 2% non sa quali possano essere le conseguenze di una carie dentale e la maggioranza invece è consapevole che può dare dolore, infezione o portare alla rottura e alla perdita del dente stesso, c’è anche un terzo degli italiani che ritiene che un’otturazione debba durare per sempre e un altro 26% che pensa debbano resistere oltre vent’anni, quando una durata fra i 10 e i 20 anni è da considerarsi del tutto ragionevole – spiega ancora Breschi.

L’indagine conferma però che gli italiani tengono a un bel sorriso e si affidano al dentista con fiducia, disposti a spendere per la propria salute: il 61% ritiene che l’abilità del professionista sia decisiva per il risultato di una buona otturazione e il 46% è disposto a spendere oltre 180 euro per un’otturazione ben fatta.

Solo uno su dieci ritiene che un’otturazione non debba costare più di 70 euro, un dato indicativo del fatto che gli italiani hanno capito il valore della professionalità di un bravo odontoiatra che utilizzi materiali di qualità – riprende Breschi – C’è anche una discreta consapevolezza del costo di una riabilitazione orale per ricostruire in modo corretto una dentatura che abbia subito un’usura importante: il 35% è consapevole che i costi si aggirano intorno ai 15-25.000 euro, mentre c’è più incertezza sui tempi necessari visto che un terzo pensa bastino da uno a sei mesi, un terzo che occorrano dai sei ai dodici mesi e un altro 26% che serva più di un anno. 

Pochi invece sono abituati a considerare gli strumenti digitali come parte dello studio dentistico: solo il 20% li ritiene di uso comune, mentre l’impronta digitale, il modello 3D della bocca e la realizzazione in 3D del dente, sono già possibili anche se non presenti in tutti gli studi dentistici. Grazie all’interazione tra software, fresatori computerizzati e stampanti 3D, è possibile realizzare in pochi clic un modello tridimensionale realistico e preciso della bocca del paziente, vedere materialmente la bocca e poter effettuare interventi su misura, in particolare dal punto di vista estetico migliorando la comunicazione tra medico e paziente che è alla base del successo delle terapie”

 Scarsa purtroppo la conoscenza di alcuni aspetti correlati alle carie, come la devitalizzazione: soltanto il 20% sa che si tratta di disinfettare, sagomare e otturare lo spazio del canale che prima era occupato dal nervo per evitare infezioni portate dai batteri, per il 59% è la semplice ‘rimozione’ del nervo. “Due italiani su tre sanno invece che una devitalizzazione non eseguita correttamente può portare a infezioni anche gravi, sebbene stupisca quel 9% convinto che possa provocare tumori o addirittura il decesso. Occorre dunque diffondere maggiori informazioni anche sulle novità tecnologiche che oggi consentono di affrontare al meglio questi disturbi orali, per cancellare la visione un po’ démodé dello studio dentistico”, conclude Breschi.

 

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