IT   EN

Ultimi tweet

Covid-19 e tumori, come varia la risposta al vaccino

I vaccini contro Covid-19 funzionano nel prevenire lo sviluppo della malattia anche nelle persone affette da tumore. Ciò che però rimaneva ancora da capire era come variava la risposta immunitaria alla vaccinazione in corso di terapia ed ancor più se esistessero delle differenze in base alla strategia anti-cancro utilizzata. 

A fare chiarezza ci ha pensato uno studio -coordinato dal professor Michele Maio, direttore del CIO (Centro di Immuno-Oncologia), dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese (AOUS), sviluppato in collaborazione con le Prof.sse Maria Grazia Cusi, Direttore della UOC Microbiologia e Virologia della AOUS ed Anna Maria Di Giacomo -primo autore del lavoro- del CIO, e con la Fondazione NIBIT, pubblicato dalla rivista European Journal of Cancer (https://authors.elsevier.com/sd/article/S0959-8049(21)00496-2).

Dai risultati emerge chiaramente che a differenza di chi è in trattamento con immunoterapia -dove la risposta al vaccino è ottimale in termini di produzione di anticorpi-, con la chemioterapia non sempre la vaccinazione porta ad una robusta risposta anticorpale. Un dato da tenere presente in ottica di una possibile terza dose in questo particolare gruppo di pazienti.

Cancro e Covid-19

Tra le persone maggiormente a rischio di sviluppare complicanze in seguito ad infezione con Sars-Cov-2 ci sono i malati di tumore. Diversi studi hanno infatti dimostrato che le probabilità di decesso per Covid-19 sono maggiori proprio in chi vive con una diagnosi di tumore. Per questa ragione, le linee guida prodotte dalle società scientifiche nazionali ed internazionali di oncologia medica (AIOM, ESMO, ASCO) sono tutte concordi nell'affermare che i malati di cancro devono vaccinarsi appena possibile. Non a caso, arrivati i vaccini in gennaio, i pazienti oncologici sono stati inseriti nella categoria con priorità di vaccinazione in quanto fragili. 

Il vaccino funziona 

Anche se i vaccini non sono stati testati -durante la fase sperimentale- in persone affette da cancro, i dati provenienti dalle migliaia di somministrazioni effettuate in giro per il mondo dimostrano l'utilità di questo approccio.

“Nelle persone con diagnosi di tumore -spiega Maio- effettuare la vaccinazione ha dimostrato essere fondamentale per ridurre le possibilità che l'individuo sviluppi Covid-19 e le sue possibili complicanze. Ma se questo messaggio è ormai più che assodato, il nostro studio ha voluto indagare l'effetto del vaccino somministrato in quei pazienti proprio durante il trattamento oncologico. Non solo, abbiamo voluto indagare se la risposta al vaccino differiva a seconda della strategia di cura somministrata”.

Differenti risposte

Come atteso, anche in base ai dati iniziali di letteratura già disponibili, la vaccinazione con mRNA-1273 (Moderna) ha dimostrato di indurre nella maggior parte dei pazienti una risposta anticorpale -verificata dosando la quantità di anticorpi diretti contro la proteina spike presenti nel sangue-, paragonabile a quella che avviene negli individui sani. Andando però ad analizzare la risposta anticorpale in base alla tipologia di cura somministrata (su un totale di 131 pazienti, 70 con immunoterapia, 28 chemioterapia, 23 con terapie a target molecolare e 10 con combinazione target più immunoterapia), la produzione di anticorpi ha subito variazioni significative. “Dalle analisi -prosegue Maio- il dato che emerge chiaramente vede i pazienti in cura con immunoterapia avere una quantità media di anticorpi significativamente superiore rispetto a quelli trattati con chemioterapia o target therapy, e addirittura più elevata rispetto a quella osservata nei donatori sani. Una possibile spiegazione risiede nel fatto che l'immunoterapia, rimuovendo il freno all'attività del sistema immunitario del paziente, lasci libere le cellule di difesa nel rispondere con più forza non solo al tumore ma anche al vaccino contro Sars-Cov-2”. Al contrario, la risposta anticorpale nei pazienti in cura con chemioterapia o target therapy, non è risultata così robusta, verosimilmente a causa dell’effetto immunosoppressivo di queste terapie 

Possibile terza dose 

Risultati importanti, quelli ottenuti nello studio realizzato dalla Fondazione NIBIT, che aprono una serie di interrogativi sulle modalità di vaccinazione nei pazienti oncologici. “Se già negli individui sani si sta cercando di comprendere l'eventuale necessità di una terza dose, i risultati ottenuti ci indicano che in futuro, nei pazienti oncologici, sarà importante valutare la necessità di una ulteriore dose in particolare nei pazienti attivamente in cura con chemioterapia o target therapy” conclude Maio.

Informazioni:
 
Aggiornamenti gratis nel canale Telegram: t.me/salutedomani

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.