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CANCRO, 8 ITALIANI SU 10 CHIEDONO PIU’ FINANZIAMENTI PUBBLICI PER STUDI NO PROFIT #ASCO22

I cittadini e i pazienti oncologici chiedono più ricerca clinica indipendente. Un italiano su cinque riconosce la perizia e le qualità delle attività dei ricercatori. Tuttavia il 59% la giudica insufficiente a causa delle scarse risorse pubbliche destinate al settore. 

Il 10% sostiene che ci sia bisogno di più professionisti per seguire progetti e sperimentazioni. Gli obiettivi principali della ricerca indipendente no-profit dovrebbero essere: migliorare le terapie già esistenti (84%), ridurre gli effetti collaterali delle cure (36%) e mettere a punto trattamenti più personalizzati (57%) o meno costosi (19%). Per rilanciare la ricerca nell’intera Penisola il 9% afferma che vada migliorata l’organizzazione e ridotto l’impatto della burocrazia. Mentre per l’81%, degli italiani, sono necessari maggiori finanziamenti pubblici per gli studi no profit. E’ quanto emerge da un sondaggio promosso dalla FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups) e condotto on line tra 1.604 persone (pazienti, caregiver, cittadini). 

La Federazione riunisce i 16 gruppi cooperativi oncologici che dagli anni ’70 promuovono nel nostro Paese la ricerca clinica no-profit. L’indagine fa parte della campagna “Lo sai quanto è importante?”promossa dalla FICOG, con AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). L’obiettivo è aumentare la consapevolezza tra la popolazione circa i vantaggi offerti dalla ricerca clinica per poter così maggiormente diffonderla e promuoverla nel nostro Paese. La survey viene presentata oggi a Chicago, al Congresso dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology). “L’intero settore della ricerca è strategico per il nostro Paese ma viene ancora sottofinanziato e più in generale non adeguatamente sostenuto e sviluppato anche da parte delle Istituzioni – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. La nostra Federazione ha perciò deciso di rivolgersi direttamente alla popolazione italiana per comunicare il valore della ricerca ed il suo ruolo imprescindibile per i progressi nelle conoscenze e nelle strategie di controllo e di cura dei tumori. Ci rivolgiamo quindi a tutti i cittadini italiani per far conoscere quanto la ricerca stia producendo per rendere disponibili nuove e più efficaci cure e insieme invitare i pazienti a essere parte e chiedere di partecipare a uno studio clinico.

Questo perché un paziente potrà così avere accesso, anche anni prima dell’immissione in commercio, a un nuovo farmaco innovativo e insieme potrà permettere ad altri pazienti con la stessa malattia neoplastica di avere disponibile in futuro la stessa cura. Come prima cosa, vogliamo e dobbiamo far conoscere gli indubbi vantaggi in termini di guarigioni e di miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita che sono stati ottenuti, per milioni di pazienti oncologici, grazie alla ricerca. Infine, per ribadire come i ricercatori italiani abbiano segnato la storia della lotta al cancro negli ultimi 50 anni. Per mantenere, però, la nostra oncologia ai vertici mondiali bisogna destinare adeguate risorse sia in termini di risorse umane che tecnologiche e economiche anche nell’ambito dalla ricerca”. Sempre secondo il sondaggio FICOG, al 65% dei pazienti è stato proposto di aderire ad uno studio clinico. Il 26% degli intervistati parteciperebbe ad una sperimentazione per poter così accedere rapidamente ad un farmaco innovativo. Solo il 2% invece non lo farebbe, per non essere una “cavia” per studiare un farmaco dagli effetti non noti. 

“Sono dati incoraggianti che dimostrano una discreta fiducia da parte della popolazione – prosegue Saverio Cinieri, Presidente Nazionale AIOM -. Esiste però un problema di corretta o scarsa informazione che investe l’intera medicina. Il 92% degli italiani vorrebbe ricevere maggiori notizie sulla ricerca in oncologia ed è una richiesta che non arriva solo dai pazienti ma anche dai cittadini. Il 63% degli intervistati ritiene internet e i social media come strumenti d’informazione più indicati”. La campagna della FICOG, infatti, prevede un booklet che viene presentato al Congresso ASCO di Chicago. Sarà distribuito nei reparti di oncologia e si potrà scaricare on line. Sono previsti anche uno spot pubblicitario e un’intensa attività sui principali social e sui media tradizionali.

Alla comunicazione della ricerca è dedicato anche un capitolo della bozza del “Piano Oncologico Nazionale 2022-2027”. “Si tratta di un documento preliminare, che dovrà essere inviato alle Regioni – sottolinea il prof. Cinieri -. Contiene molti provvedimenti interessanti e sui quali noi clinici stiamo insistendo da diversi anni. Il Piano insiste sulla necessità di migliorare la prevenzione primaria e quindi la promozione di stili di vita corretti. Gli screening sono poi ampliati per coinvolgere più ampie fasce di popolazione. Formazione degli specialisti, PTDA, Reti Regionali, Telemedicina, riabilitazione sono gli altri aspetti giudicati fondamentali dell’assistenza e che vanno potenziati. Ci auguriamo che il Piano sia reso effettivamente operativo il prima possibile e che, soprattutto, siano destinate risorse sufficienti per realizzarlo”.

“Nel documento la comunicazione viene definita come ‘prezioso alleato della ricerca’ – conclude il prof. Pinto -. E’ proprio l’obiettivo che ci siamo posti con la nostra nuova campagna. L’oncologia medica sta subendo una rapida evoluzione grazie alle continue innovazioni prodotte dai ricercatori di tutto il mondo. Comunicarle correttamente deve essere sempre più uno dei compiti.  Un ulteriore contributo a questa progettualità è rappresentato dal censimento appena concluso, con la descrizione di tutte le caratteristiche, finalità e strutture, degli oltre 200 centri oncologici impegnati in Italia nella ricerca negli ospedali, nelle università e negli IRCCS. Tutti questi dati verranno a breve pubblicati da FICOG e AIOM nel Libro Bianco dell’Oncologia”.

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