IT   EN

Ultimi tweet

BIOPSIA, ARRIVA LA ‘FUSION’. IMMAGINI POTENZIATE E IN 3D. CONGRESSO DI UROLOGIA SIU A NAPOLI

Ecografi tridimensionali e software che simulano, ricostruiscono e registrano il percorso dell’ago all’interno della prostata. Così è possibile prendere di mira in modo efficace le zone evidenziate come sospette dalla risonanza magnetica, trasferendo in pratica le informazioni della risonanza sull’immagine ecografica tridimensionale.

È la “fusion biopsy”, o biopsia con fusione, una nuova tecnica che consente di affinare la diagnosi del tumore alla prostata dando al medico la possibilità di intervenire in modo più preciso ed efficace. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché il tumore della prostata è la neoplasia più frequente negli uomini, la cui incidenza aumenta progressivamente con l’età. “Inizialmente – spiega Vincenzo Mirone, professore Ordinario di Urologia dell’Università Federico II di Napoli e Segretario Generale della Società Italiana di Urologia (SIU) – la malattia è confinata alla ghiandola prostatica ed è spesso caratterizzata da una crescita molto lenta: può restare asintomatica e non diagnosticata anche per anni.

Al contrario, in altri casi il tumore può risultare molto aggressivo e diffondersi velocemente ad altre parti del corpo, soprattutto a livello linfonodale ed osseo”. Di questo si è parlato al workshop sulla biopsia prostatica guidata della fusione di immagini, che si è svolto all’interno dei lavori del 90° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia in corso a Napoli. Capire dunque quale tipologia si ha di fronte è indispensabile per decidere come procedere e quale strategia scegliere, fra le tante a disposizione.

“Il problema maggiore in tema di diagnosi del tumore alla prostata – prosegue il prof. Mirone – è che la qualità e la precisione delle attuali biopsie prostatiche non è ottimale. Per ‘biopsiare’ in modo preciso bisogna vedere la lesione e l’urologo per vedere dove inserire l’ago della biopsia usa un’immagine ecografica che non distingue quasi mai tra tessuto sano e tumore. La biopsia della prostata viene quindi eseguita con prelievi random in tutto l’organo. Questo significa che in alcuni casi si rischia di non prelevare il tessuto tumorale e ciò comporta la necessità, spesso, di ripetere le biopsie se il sospetto clinico permane”. A questo problema si sta finalmente ovviando con l’adozione di ecografi tridimensionali e con l’uso di software appositi che simulano, ricostruiscono e registrano il percorso dell’ago all’interno della prostata. Il sistema prende il nome di Fusion Biopsy o biopsia con fusione, che consente in maniera estremamente efficace di mirare, in associazione con lo stesso software 3d, le zone evidenziate come sospette dalla risonanza magnetica, trasferendo in pratica le informazioni della risonanza sull’immagine ecografica tridimensionale.

“La Biopsia Fusion si avvale d’immagini potenziate, grazie all’integrazione con la Risonanza Magnetica Multiparametrica capace di evidenziare le zone sospette come veri e propri bersagli da cui estrarre il materiale per l’analisi al microscopio (analisi istologica)”, spiega il segretario generale della SIU. In pratica, la fusione delle immagini della risonanza magnetica a quelle ecografiche permette all’Urologo di mirare sulle zone in cui è più probabile che ci sia una lesione tumorale.

“Confrontando i riscontri della biopsia ecoguidata standard con la tecnica Fusion – aggiunge il prof. Mirone - si osservano una riduzione dei prelievi prostatici, dei casi falsi-negativi, delle più comuni complicanze da biopsia transrettale, quali sangue nelle urine, nel liquido seminale e nel retto, infezioni urinarie dovute al potenziale passaggio di germi dal retto alla prostata e prostatiti acute”. La Biopsia Fusion è già disponibile in moltissimi centri italiani che si sono dotati del software necessario. Inoltre, molti specialisti e diverse cliniche noleggiano la macchina quando hanno diverse procedure da eseguire. “Ma bisogna evitare gli sprechi – conclude il prof. Mirone. Questa metodica andrebbe utilizzata in pazienti che devono ripetere la biopsia a seguito di un sospetto clinico che persiste dopo una biopsia negativa”.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.