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AIDS: Editing genetico per “tagliare via” il DNA del virus HIV

Eradicare il genoma del virus HIV dalle cellule di pazienti siero positivi: la “prova generale” di questo grande traguardo svolta con successo in uno studio, in vivo, frutto della collaborazione tra Università Statale di Milano e Temple University (USA).

 

La tecnologia di gene editing ottimizzata per “tagliare via” il genoma del virus HIV da tessuti infetti apre la possibilità agli scienziati per la definizione di un nuovo e definitivo trattamento per l’eradicazione dell’infezione da HIV da pazienti siero positivi.

La prova generale (riuscita perfettamente) di questa nuova e fondamentale possibilità per la cura dell’AIDS è contenuta in uno studio, in vivo, frutto della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerca Traslazionale del Dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgiche dell’Università Statale di Milano e il Department of Neuroscience della Lewis Katz School of Medicine presso la Temple University. Lo studio è pubblicato su Gene Therapy, rivista del gruppo Nature (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27194423).

 

Il professor Kamel Khalili, della Temple University – visiting professor presso la Statale di Milano e professore a contratto nella Scuola di Specializzazione di Microbiologia dello stesso Ateneo – con il professor Pasquale Ferrante – docente di Microbiologia e Microbiologia Clinica al Dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgiche - e la dottoressa Ramona Bella, dottoranda di Medicina Molecolare e Traslazionale e attualmente titolare di una fellowship alla Temple University, hanno dimostrato per la prima volta che l’eradicazione del DNA provirale di HIV è possibile in vivo in un vasto range di cellule e tessuti. I ricercatori hanno utilizzato la tecnica CRISPR/Cas9, un sistema derivante dall'ingegneria genetica che consente di tagliare il genoma di un organismo in qualsiasi punto in maniera molto precisa, aggiungendo, rimuovendo o cambiando la sequenza di geni specifici.

I risultati raggiunti in questo lavoro, che si aggiungono a quelli ottenuti precedentemente mediante esperimenti di gene editing su tessuti prelevati da pazienti con HIV, aprono la strada alla possibilità di nuove e promettenti sperimentazioni.

 

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